STUDIO DI PSICOMOTRICITA’: p.m. Antonio Olivieri

COS’È LA PSICOMOTRICITÀ

Secondo il Profilo Professionale dello Psicomotricista APPI: “Sia dal punto di vista teorico che operativo, la Psicomotricità è quella scienza che, fondata su tutte le discipline che concorrono alla conoscenza dell’uomo in quanto unità mente-corpo – mediche, psicologiche e sociali – considera quest’ultimo nella sua “globalità psico-corporea, psico-tonica e psico-motoria”, strutturale e funzionale. In particolare, essa riconosce il ruolo centrale del “vissuto psico-corporeo” come costitutivo della personalità, fondamento della motricità funzionale e relazionale, dei processi cognitivi, comunicativi e regolatore del comportamento sociale. Essa si propone di comprendere l’uomo nel suo rapporto – vissuto, agito e parlato – con sé stesso e gli altri sia in situazione di normalità che di disagio comunque espresso sul piano corporeo, tonico e/o motorio e, di conseguenza, comportamentale”.

La Psicomotricità, quindi, è una disciplina che si occupa del benessere psico-fisico della persona. Pur applicandosi in diversi campi di intervento e nelle diverse età della vita, secondo il mio specifico punto di vista e secondo il mio metodo di lavoro, essa trova applicazione elettiva nell’età evolutiva, in special modo nella prima e seconda infanzia, fino alla pre-adolescenza.

Questo perché il fondamento della Psicomotricità si colloca nell’esperienza corporea che il bambino vive di sè, dell’Altro e del mondo che lo circonda. I processi psichici, infatti, poggiano su basi corporee. Come affermava Piaget, il primo stadio dell’evoluzione dell’intelligenza nel bambino è quello dell’intelligenza senso-motoria, in quanto in questa fase il bambino “agisce mentre pensa e pensa mentre agisce” (e così impara). Concetto simile esprimeva Freud quando affermava: “L’Io è, prima di tutto, un Io corporeo“. Corpo ed azione quindi costituiscono piena espressione del bambino e della sua intelligenza che apprende, si adatta e che trasforma attivamente il mondo, ponendosi in una relazione emotivamente partecipata con l’ambiente e con l’Altro. Questa esperienza di “relazione”, quando è positiva, consente al bambino di perseguire uno sviluppo armonico della propria identità individuale e sociale, dove il corpo e l’azione diventano linguaggio, simbolo, comunicazione, espressione di sé e del proprio mondo interiore.

 

CHI È LO PSICOMOTRICISTA

L’esercizio professionale di Psicomotricista è previsto dalla Direttiva europea 2005/36, dalla L. 4/2013 relativa alle professioni non regolamentate e dal D.Lgs 13/2013. Secondo quanto specifica APPI: Lo Psicomotricista è l’operatore che, in quanto professionista del linguaggio corporeo e non verbale, dopo una specifica valutazione psicomotoria, attiva – autonomamente o in collaborazione con altre figure dell’area sanitaria, socio-sanitaria ed educativa – una coerente presa in carico psicomotoria di tipo preventivo-educativo e di aiuto alla persona, nel rispetto della sua globalità psico-corporea ed utilizzando metodologie a mediazione corporea con tecniche psicomotorie, grafo-motorie e di rilassamento proprie della professione”. In particolare, Egli favorisce l’armonico sviluppo psicomotorio del bambino ed il dispiegamento delle sue competenze reali e potenziali: “Individuando, valorizzando e mobilizzando il potenziale e le risorse della persona e del suo contesto”.

 

DI COSA SI OCCUPA E COME LAVORA LO PSICOMOTRICISTA

Secondo quanto specifica il Profilo Professionale: “Lo psicomotricista, tenendo sempre conto nel suo intervento dell’unità della persona, si propone di riconoscere e favorire l’interazione e l’integrazione armonica tra diverse aree: tonico-emotiva, tonico-motoria, cognitivo-prassica, espressivo-comunicativo-relazionale, socio-comportamentale … andando oltre il sintomo manifesto per cogliere invece il senso espressivo, comunicativo e relazionale dello stesso … L’approccio psicomotorio è caratterizzato dalla valorizzazione dell’interazione costante tra processi corporei e processi psichici nella costruzione armonica della personalità e nell’attivazione delle espressioni psicomotorie”.

La Psicomotricità rivolta all’età evolutiva è indicata in caso di:

  • Ritardo psicomotorio primario e secondario.
  • Impaccio motorio, incoordinazione motoria, disturbi minori del movimento, disprassia.
  • Problemi di lateralità e di orientamento spazio-temporale.
  • Disgrafia e difficoltà grafo-motorie, sindrome non verbale.
  • Inibizione psicomotoria, insicurezza, eccessiva timidezza, difficoltà relazionali.
  • Instabilità psicomotoria, iperattività, difficoltà attentive ed impulsività (problematiche ADHD).
  • Disarmonie toniche, tic, balbuzie, stati tensionali ed ansiosi.
  • Difficoltà del processo di separazione/individuazione e del legame di attaccamento corporei.
  • Difficoltà connesse ai processi dell’autonomia e dell’adattamento.
  • Problematiche del comportamento ed oppositivo-provocatorie.
  • Debolezze e ritardi cognitivi.
  • Problematiche dello spettro autistico.
  • Problematiche del bambino in stato di affido o di adozione.
  • Esiti psicomotori da ospedalizzazione prolungata.
  • Altre problematiche per le quali sia indicato un aiuto psicomotorio.

La metodologia di lavoro si basa su specifiche tecniche di mediazione corporea e sull’uso di altri mediatori psicomotori (oggetti, elementi sonoro-musicali, grafico-pittorici, ecc.). L’intervento non è centrato sulla funzione o sul sintomo, ma sull’unicità della persona e dei suoi bisogni. In tal senso, la relazione di aiuto psicomotorio ha una forte specificità preventivo-educativa ed abilitativa ma non si connota in termini riabilitativi o psicoterapeutici, proponendosi invece di promuovere nel bambino, quale fine ultimo, il maggior grado possibile di autonomia e di adattamento.

 

COME LAVORO IO

Fascia di età alla quale mi rivolgo

Pur trovando la Psicomotricità applicazione in tutte le età della vita, per scelta professionale e per specifica formazione, ho scelto di rivolgermi esclusivamente all’età evolutiva e, nello specifico, alla fascia di età che va dalla nascita agli 8 anni (ovvero alla fine del secondo anno della scuola primaria), salvo casi particolari da valutare (vedi disgrafia).

Consulto psicomotorio iniziale

Può essere costituito da un incontro riservato ai genitori o da un incontro misto genitori/bambino, modalità stabilita in sede di primo contatto telefonico. L’obiettivo è accogliere il disagio che la problematica del bambino comporta, inquadrare correttamente la stessa sotto l’aspetto psicomotorio e fornire ai genitori informazioni rispetto a quello che la Psicomotricità può offrire al riguardo.

Valutazione Psicomotoria (Analisi delle dimensioni psicomotorie).

La Valutazione Psicomotoria del bambino, ovvero l’Analisi delle dimensioni psicomotorie, può essere richiesta dai genitori e/o dallo specialista inviante ed è finalizzata a stilare un Profilo Psicomotorio del bambino utile a inquadrare meglio le problematiche psicomotorie manifestate dallo stesso. La Valutazione Psicomotoria si propone di fornire, al di là del sintomo manifesto, una chiave di lettura dell’unicità del bambino, dei suoi punti di forza e di criticità, delle sue modalità di espressione, dei suoi vissuti, in un’ottica globale e sistemica. Lo scopo è quello di individuare i suoi bisogni e le sue risorse, alla luce dei quali poter poi proporre obiettivi concreti, individualizzati e condivisi da perseguire per agevolare il processo evolutivo del bambino ed il superamento delle sue problematiche attuali. Nel caso in cui la famiglia decida di proseguire con un percorso di aiuto psicomotorio, gli incontri di valutazione avranno già gettato le basi per lo sviluppo di una relazione investita, di una “alleanza” che passa attraverso la reciproca conoscenza e l’accettazione incondizionata del bambino, al di là delle sue problematiche. L’iter comprende, di norma:

  • un primo incontro riservato esclusivamente ai genitori (che può coincidere con il Consulto psicomotorio iniziale) finalizzato a dare/ricevere tutte le informazioni necessarie;
  • quattro incontri individuali con il bambino (se il bambino è piccolo e/o manifesta particolari difficoltà riguardo alla separazione dal genitore, la Valutazione può essere effettuata comunque anche in presenza del genitore stesso);
  • un incontro finale riservato esclusivamente ai genitori per il colloquio di restituzione riguardo al Profilo psicomotorio del bambino, ai vissuti espressi, ai bisogni rilevati. In questa sede, alla luce di quanto emerso, i genitori potranno decidere liberamente se proseguire o meno con il percorso.

Consulenza Psicomotoria

​            La Consulenza Psicomotoria si può attivare, su richiesta dei genitori, una volta inquadrata la problematica psicomotoria principale. Consiste in incontri periodici (con cadenza da stabilire) con i genitori e/o il bambino al fine di monitorare l’iter di sviluppo psicomotorio dello stesso e l’evolvere delle sue problematiche, fornendo nel contempo ai genitori indicazioni psicomotorie utili a favorire il superamento delle stesse, in un’ottica preventiva, educativa ed abilitativa.

Attività Psicomotorie

Un percorso psicomotorio più specifico e completo si può attivare, qualora sia ritenuto opportuno, dopo aver espletato la Valutazione Iniziale. Esso consiste in uno o più cicli di incontri individuali, di coppia e/o di piccolo gruppo (a seconda delle opportunità presenti e delle condizioni valutate dallo Psicomotricista) che coinvolgono direttamente il bambino. Anche se la presa in carico è diretta primariamente al minore, anche in questo caso il percorso prevede necessariamente una stretta collaborazione tra lo Psicomotricista ed i genitori, per i quali saranno riservati momenti di incontro. Su richiesta dei genitori è, inoltre, possibile ed auspicabile attivare momenti di confronto e di consulenza con la Scuola che il bambino frequenta. La finalità è quella di accompagnare il bambino nel superamento delle sue difficoltà attuali e nel suo processo di maturazione e crescita, favorendone uno sviluppo psicomotorio armonico, l’autonomia e l’adattamento.

Metodologia

Gli strumenti principali che uso sono il GIOCO e la RELAZIONE. Il protagonista è il bambino, con i suoi bisogni e motivazioni. Durante gli incontri sarà mia cura attivare situazioni e proporre attività atte a perseguire gli obiettivi che in fase di definizione della problematica ci si era prefissi, sempre considerando il fatto che non si lavora mai sul “sintomo” in modo diretto ma sempre sulla globalità del bambino, sul suo modo di essere e di interpretare il suo disagio.

Le tecniche usate nella relazione di aiuto psicomotorio sono molteplici ma sempre basate sul rispetto del bambino e della sua unicità. Possono essere ludiche, senso-motorie, percettivo-motorie, psicomotorie attive e passive, prassiche e simboliche, relazionali, espressive, sonoro-rimico-musicali, grafo-motorie e grafiche, plastiche, di rilassamento, ecc. Le proporrò e le adatterò in ragione del livello evolutivo del bambino stesso, delle problematiche, dei bisogni rilevati e degli obiettivi stabiliti.